
LO SCERIFFONE
Sergio Cofferati, che da adesso in poi chiameremo lo Sceriffone, non è capace a fare politica.
Da Segretario Generale Della Camera del Lavoro lo sceriffone aveva portato in piazza più di tre milioni di persone per difendere il principio secondo il quale anche i bamboccioni dovessero avere un po’ degli stessi diritti dei lori padri, delle madri e fratelli maggiori, e potessero sedersi a tavola tranquilli la sera, senza il rischio che arrivasse una chiamata del tipo: “ Uè figa alza il culeetto dalla sedia e recati immediatamente sul posto di lavoro, molla quei morti di fame dei tuoi famigliari, che mi stai a bloccà il bisness”.
Bei tempi.
Ricordo che in quel bacile di erba e terra che è il Circo Massimo, anche un gruppo di mimimmi, esultante in un tripudio di bandiere, muovendo le antenne, si era messo persino a saltare urlando : “ vai ser..” prima di essere schiacciato da Marione e Levante Benincasa, due fratelli della federazione DS del Mugello, titolari della nota pasticceria "Quei Due Fratelli Che Siamo Noi Due", terribilmente obesi.
Bei tempi.
Oggi il Nostro, che di mestiere fa il Sindaco di Bologna, avendo capito che, a differenza del lavoro sindacale, la politica è l’arte del gestire mediando, si è messo di buzzo buono e ha decretato: la chiusura di tutti i centri sociali, l’abbattimento con le ruspe dei campi nomadi, il divieto di mescita e consumo di bevande alcoliche in centro, la proibizione dei cortei studenteschi a sfondo carnascialesco.
Ha disposto inoltre: il divieto di consumo di tortellini in brodo nell’area compresa tra le due torri e il ghetto, l’allontanamento di Umberto Eco dalla città con l’accusa di turbativa d’asta, la segnalazione alla Procura della Repubblica dell’intera redazione di Topolino con l’accusa di istigazione a delinquere, relativa al numero 405 del 12/07/07, nel quale la banda bassotti rapinava gli uffici comunali di Paperopoli.
Un nostro fratello mimimmo romano trapiantato a Bologna si è lasciato sfuggire, in un momento di commozione estrema, la seguente affermazione: “ Mo c’ha rotto li cojoni”.
O perlomeno così ci è sembrato di capire.
Se volete chiediamo meglio e vi facciamo sapere.
Sergio Cofferati, che da adesso in poi chiameremo lo Sceriffone, non è capace a fare politica.
Da Segretario Generale Della Camera del Lavoro lo sceriffone aveva portato in piazza più di tre milioni di persone per difendere il principio secondo il quale anche i bamboccioni dovessero avere un po’ degli stessi diritti dei lori padri, delle madri e fratelli maggiori, e potessero sedersi a tavola tranquilli la sera, senza il rischio che arrivasse una chiamata del tipo: “ Uè figa alza il culeetto dalla sedia e recati immediatamente sul posto di lavoro, molla quei morti di fame dei tuoi famigliari, che mi stai a bloccà il bisness”.
Bei tempi.
Ricordo che in quel bacile di erba e terra che è il Circo Massimo, anche un gruppo di mimimmi, esultante in un tripudio di bandiere, muovendo le antenne, si era messo persino a saltare urlando : “ vai ser..” prima di essere schiacciato da Marione e Levante Benincasa, due fratelli della federazione DS del Mugello, titolari della nota pasticceria "Quei Due Fratelli Che Siamo Noi Due", terribilmente obesi.
Bei tempi.
Oggi il Nostro, che di mestiere fa il Sindaco di Bologna, avendo capito che, a differenza del lavoro sindacale, la politica è l’arte del gestire mediando, si è messo di buzzo buono e ha decretato: la chiusura di tutti i centri sociali, l’abbattimento con le ruspe dei campi nomadi, il divieto di mescita e consumo di bevande alcoliche in centro, la proibizione dei cortei studenteschi a sfondo carnascialesco.
Ha disposto inoltre: il divieto di consumo di tortellini in brodo nell’area compresa tra le due torri e il ghetto, l’allontanamento di Umberto Eco dalla città con l’accusa di turbativa d’asta, la segnalazione alla Procura della Repubblica dell’intera redazione di Topolino con l’accusa di istigazione a delinquere, relativa al numero 405 del 12/07/07, nel quale la banda bassotti rapinava gli uffici comunali di Paperopoli.
Un nostro fratello mimimmo romano trapiantato a Bologna si è lasciato sfuggire, in un momento di commozione estrema, la seguente affermazione: “ Mo c’ha rotto li cojoni”.
O perlomeno così ci è sembrato di capire.
Se volete chiediamo meglio e vi facciamo sapere.
DON STURZO

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